Diario di Viaggio, IMO

CI TAV 2013 : IMO prima parte

Prima parte IMO:

Organizzare un Campionato Italiano non è cosa da tutte le compagnie, fra le tante qualità che servono ce ne sono tre a mio avviso indispensabili: cuore, intelligenza e… culo.
La 08 Dark a cuore non è seconda a nessuno, ad intelligenza sono direi nella media emiliana… sul culo ho delle grosse perplessità, non solo non ne hanno molto, oserei quasi avanzare l’ipotesi che siano un po’ sfigati.
Ottimisti certamente ma viste le precedenti gare e questi ultimi CI sonoramente, irrimediabilmente, tragicamente e perpetuamente sfigatissimi.
Esaurita questa breve introduzione che vorrebbe mettere dei paletti fra le loro oggettive responsabilità e il tragico fato o sfiga se preferite, passiamo ai commenti, alle critiche delle cose negative e all’esaltazione di quelle positive. Di queste ultime poi se ne è parlato pochissimo, complimenti vari, attestazioni di solidarietà, tanti “bravi ragazzi” ma sempre senza mai entrare nello specifico.
Premetto che quest’avventura del tiro al volo la vivo, anche se da spettatore privilegiato quindi non lavoratore, da quando qualche anno fa i Dark cominciarono con le loro prime gare. Visti commenti e critiche varie che ne sono usciti ho preferito attendere finissero prima di uscire con i miei,  che grosso modo sono in linea con quelli fino a qui espressi, poi a bocce ferme è più facile che vengano metabolizzate da chi di dovere ( frase molto Mayo in effetti).

Ho avuto negli anni vari scambi di opinione via mail e chat con i ragazzi della Dark, pure vari incontri, l’ultimo è documentato in questo stesso blog; ricordo di aver detto in varie occasioni e non solo per questi CI, che, visto il periodo che di solito scelgono e la tipologia di gara, di prevedere pure la pioggia… mi è stato più volte risposto: “Non piove !!”. Fra le altre sfighe meteo avevo pure citato vento e sole; sono abbastanza fortunato ma tirare col sole in faccia sperando che il piattello crei un’eclisse totale per intuirne la posizione mi sembrava chiedere troppo; varrebbe quindi la pena prevedere tiri, se non col sole alle spalle, almeno non perfettamente in linea col volo del piattello o della palla. Per il vento che dire?  Vero che anche nelle gare regionali normali può capitare, se non si incappa in una giornata solo ventosa basta aspettare un attimo che cali prima di dare il via. Certe piazzole, specialmente quelle con bersagli leggeri, palloni gonfiati ad elio, per esempio, andrebbero allestite in zone più protette. Alla fine è la pioggia ad essere il problema principale, oltre ai soliti disagi a cui “voi” siete abituati, se piove di solito io non gareggio, sotto la pioggia dicevo, le flu flu non hanno più molta ragione di essere; usate principalmente per la sicurezza e la facilità di recupero quando hanno le penne bagnate viene a cadere il senso di usarle… nello specifico caso la sicurezza vista la dislocazione dei tiri non ne era inficiata, la facilità di recupero al contrario lo è stata; le frecce infatti andavano quasi sempre in zone non previste dagli organizzatori costringendoci a ricerche in erba altissima e bagnatissima, spesso a decine e decine di metri più in alto sulla collina; a parte il disagio, la perdita di tempo, a cercare sotto la pioggia, è stata notevole; per non parlare poi dei recuperi nel bosco ormai ridotto ad una pista saponosa e pericolosa. Qui una decina di corde in più sarebbe stata utile… ho detto decina perché anche nei tratti pianeggianti il pericolo di scivolate e cadute era sempre presente. Trovare dei passaggi vergini su foglie ed erba era, mano a mano che le pattuglie avanzavano, praticamente impossibile.

Dei voli che dire?  Alcuni non mi sono piaciuti a prescindere dalla pioggia, sono d’accordo con le critiche in generale, tirare frecce in alto, in un bosco, col rischio di vederle piantate su un albero a 20 metri da terra non è piacevole;  in generale non mi sono piaciuti quei lanci che, partendo nascosti, attraversavano una finestra utile al tiro di due metri, passandoti davanti praticamente orizzontali… capisco il tiro istintivo ma prenderci così e mi è capitato, è spesso solo una questione di culo! Quindi metteteci la pioggia, piattelli che volavano male, sui picchetti ci si ancorava con le unghie dei piedi o annodandoci le palle, metteteci un tiro teso e veloce spesso col piattello girato, passante di taglio… oppure roteante tipo monetina del testa o croce e capirete i giramenti di balle di alcuni commentatori. A proposito di balle, parliamo di quelle rotolanti su cavi, nei commenti trovate pure quello specifico, una volta regolate e distanze fra i cavi trovo demenziale dover tirare cercando di indovinare sia i tempi che il luogo dove il pallone sarebbe caduto passando in mezzo ai binari divergenti, questo poi era pure strettamente dipendente dal peso dell’acqua assorbita dallo stesso pallone, meglio la rotaia di cavi paralleli a sbattimento dove il pallone alla fine della corsa batteva e poi cadeva. Qui almeno il luogo di inizio caduta era meno random e abbastanza circoscritto a noi restava solo il compito di indovinare i tempi.

to be continued…

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9 May, 2013

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Davide Grossi

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