Arcieri, arceria e dintorni, IMO

Delle corde, del lino, dell’acqua e del c’era una volta…

Come promesso dopo aver letto, da non addetto ai lavori, specialmente per la parte chimica, il tuo pezzo, ti scrivo le mie impressioni.

Dopo il famoso raccontino del:” Acqua alle corde…” prosegui con quello che vorresti dimostrare:

 “Ed ora con estremo coraggio mi permetto di sostenere quanto segue: ai fini della resistenza sarebbe meglio non incerare le corde in fibra vegetale.”

 

 

 

Qui ti contesto alcune cose: primo dopo un punto non si inizia con una congiunzione, non credo che sia colpa tua ma una moda tutta di AT visto l’uso spropositato che ne viene fatto anche in altri pezzi; secondo, non capisco l’estremo coraggio e il mi permetto non essendo una tua pensata rivoluzionaria e in controtendenza ma tesi di studiosi dell’argomento molto seri, che hanno condotto i loro studi in maniera rigorosamente scientifica già dal secolo scorso. Lavori poi ripresi ed integrati da Vittorio Brizzi  dove si legge, in un suo pezzo del 2007 rivisto nel 2012, chiaramente questa affermazione, dopo tabelle e grafici vari, sintesi di esperimenti seri condotti sui materiali:

Contrariamente alla convinzione comune, l’inceratura della fibra di lino non aumenta la sua resistenza alla trazione.”

Quindi alla fin fine hai spiegato come chimicamente avviene questo fatto. Tutto vero e condivisibile però a questo punto Sara invece di riaffermare tesi già consolidate mi sarei posto le seguenti domande: perché, visto che la cera non aumenta la resistenza alla trazione veniva e tuttora viene usata? Siamo sicuri che  la resistenza alla trazione sia la caratteristica dominante richiesta oppure è solo una delle caratteristiche, magari nemmeno la dominante, richieste ad una corda da arco? La cera non potrebbe invece che per la resistenza essere stata usata per ottenere altro?

Qui vedrei bene una tua tesi tutta o in parte chimica perché è sicuramente una risposta chimica quella che risponde a queste domande. Magari ad una chimica dell’epoca che aveva numerosi limiti e che più che chimica di laboratorio era sperimentazione diretta dei materiali a disposizione.

Da arciere moderno che ha tirato e tira spesso con corde in lino, con archi a basso libbraggio, mi sento di poter affermare che la resistenza alla trazione è importante ma non è certamente l’unica caratteristica che richiedo alla mia corda. Chiaro che basta aumentare i trefoli per avere una corda più robusta alla trazione, chiaro che ne avrò un conseguente calo di resa dell’arco ma ad una corda chiedo anche che non vari troppo al variare della temperatura e relativa umidità esterna, allungamenti ed accorciamenti per esempio; poi vorrei una corda che duri nel tempo… quindi richiedo pure stabilità e resistenza all’usura. In pratica affidabilità… che vuol dire come vedi, tante cose. Da qui la cera nei punti di frizione o compressione, ai tips e all’incocco. Nei loops leggo che usare la cera è utile, si vorrebbe evitare pure le rotture sotto il serving che mi dicono siano abbastanza frequenti e qui si riaffaccia la manualità del cordaio e i materiali che si intendono interfacciare per la realizzazione del serving… tutte cose già lette e rilette.

Quindi la tua conclusione che il 60% dei costruttori usi la cera ci può stare, ma visto che la cera non aumenta la resistenza, non impermeabilizza, non credo venga usata per facilità costruttiva… la domanda potrebbe essere: perché la usano e la usavano?
Partendo da un mio datato presupposto: “ I nostri avi avevano poco spazio da dedicare in cazzate, non erano dei tuttologi moderni e se sapevano fare bene una determinata “arte” visto che con quella ci mangiavano, all’ epoca temo che fosse una necessità primaria per il 90% della popolazione, cercavano di mantenerne il segreto nella cerchia famigliare e di migliorarla. Se usavano dunque la cera o sostanze simili un motivo ci doveva pur essere.”

Non ultimo resterebbe il problema, per condurre delle serie sperimentazioni, il reperire del lino diciamo d’epoca, ovvero raccolto, conservato e trattato con i sistemi del tempo… forse mettendoci nelle loro stesse condizioni operative e qui dico forse, potremmo avere, anche se ne dubito, le stesse illuminazioni.

Una notizia sconosciuta ai più:  nel Bondage si usano spesso corde in lino, fornitori privilegiati i giapponesi, vedere su internet, con queste corde viene pure fornita la cera d’api , rigorosamente vergine, purissima e profumata; questo per ottenere le caratteristiche volute dai cultori di questa “disciplina”: morbidezza nel contatto col corpo da legare, maggior maneggevolezza nell’esecuzione dei nodi e negli stessi minor facilità di scorrimento della corda e relativo scioglimento non voluto…quindi come vedi è l’uso che se ne fa a determinare spesso l’utilizzazione di un prodotto o l’altro, il tutto per migliorare, per cambiare o solo variare di poco certe caratteristiche. Si sa, i giapponesi sono molto amanti dei particolari…

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25 December, 2012

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