Diario di Viaggio, IMO

EBHC 2014 Confolens… pensieri sparsi…

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Siamo ormai tornati tutti o quasi dal EBHC 2014, dico quasi perché mi risultano ancora degli arcieri in vacanza ancora in giro a gozzovigliare, in territorio francese; chi per festeggiare una medaglia, chi solo per il gusto di godersi un po’ di vacanza. Personalmente sono rientrato quasi subito in Italia partendo il sabato mattina presto, dovendo arrivare a Torino almeno per il sabato sera; memore delle interruzioni trovate all’andata, delle numerose e sfinenti deviazioni, ho optato per una sveglia ancora sotto i postumi dei festeggiamenti della cerimonia di chiusura pur di arrivare e dormire almeno otto ore prima della solita gara domenicale. Il mio arrivo ad un quattro stelle italiano mi ha visto prostrarmi davanti ad un ritrovato bidet gigante, non l’ho baciato ma sicuramente abbracciato come un parente ritornato dopo trent’anni anni di prigionia; “bidet”: il nome si direbbe francese, peccato che in Francia non se ne trovi uno; probabilmente ce ne sono ma vengono tenuti nascosti a noi turisti, almeno così al ritorno qualche critica innocua possiamo farla. Ho bevuto, subito oltre il confine, due o tre caffè in un’oretta, per compensare quelle lunghissime bevande al vago gusto di caffè bevute oltralpe, quindi finalmente vispo come un passerotto di cento chili, ero pronto per una spaghettata torinese da record, si vede però che non era il mio momento veramente magico… mi hanno convinto per una cena giappo-cinese (pessima scelta!).

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Solo adesso a vari giorni da quegli eventi, ripristinato il giusto tasso di carboidrati, quelli giusti, quelli che solo la pasta ti sa donare, cominciano a riaffiorare ricordi e riflessioni di questo campionato europeo nella terra di Asterix. Viaggio di andata lunghissimo anche se l’avevo diviso in due esatte metà, avrei dovuto percorrere più chilometri il primo giorno e tenermi per il secondo giorno una tratta più breve; come già accennato abbiamo trovato due autostrade bloccate per lavori. Subito oltre confine poi, a parte i quarantatre eurini per il Frejus pagati in Itala, mi sembrava di essere nel film “Ricomincio da tre”; non facevi a tempo a prendere un biglietto autostradale che già arrivavi al casello di uscita: “ Chi siete? Dove andate? Tre euro !!” Mi è praticamente impossibile dirvi quanto ho speso di autostrada, al decimo balzello, non sempre low cost, ho perso il conto; in compenso, forse unica buona notizia per le nostre tasche ho scoperto che il gasolio è l’unica cosa francese meno cara che in Italia, tutto il resto è, per noi popolo in grande crisi, almeno un 30% più caro.

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Al mio arrivo a Confolens trovavo un Jacques Privat sorridente e felice di vedermi perché già pregustava le numerose birre che gli dovevo; in pratica mi ha cambiato e non solo a me, l’iscrizione nel data base almeno tre volte più del dovuto; espletata questa formalità mi presentava in giro come se fossi un suo vecchio grande amico e per giunta una persona molto importante della stampa sportiva; un altro amico italiano, residente da una vita in Francia, confermava questa presentazione aggiungendo altri carichi pesanti; dopo solo un’ora ero popolare, fra lo staff francese, come se avessi vinto il Pulitzer nel 2013. Da parte mia non ho certo smentito ma nemmeno aggiunto qualcosa, un po’ mi sottraevo modestamente a tante manifestazioni di affetto, visti però i numerosi inviti a bere qualcosa alla salute di persone sempre diverse diciamo che alla fin fine ci ho marciato pure un pochino. La cosa che mi ha colpito da subito è stato lo spazio messo a diposizione per questo evento in pratica un villaggio sportivo a nostra disposizione; per practical un campo da calcio regolamentare, messo in sicurezza con balle di paglia compressa e supervisionato in maniera perfetta dagli addetti.

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La parte meno sportiva comprendeva un tendone all’aperto e una gigantesca palestra al chiuso, numerosi servizi igienici e il reparto generi di conforto… non era possibile morire di fame perché a qualunque ora era presente il personale addetto alle cibarie; chiaramente poca o quasi per nulla presente la cucina italiana a parte delle improbabili lasagne, naturalmente dichiarate al ragù bolognese, che in quarta e quinta giornata mi hanno tirato molto su di morale. In realtà era semplice pasta al forno con besciamella e ragù il tutto servito a temperature da altoforno… la fame, la nostalgia della pasta e la temperatura che ti bruciava tutte le papille gustative al primo assaggio poi facevano il resto. In pratica l’italiano all’estero per poter sopravvivere, senza avere crisi di nostalgia e cadere in inganni vari, del genere cadere in improbabili posti dichiaranti cucina italiana, deve fare poche cose: portarsi un cuscino umanamente duro e alto, qui dormono appoggiando la testa o su una sottiletta o su una merendina tipo girella; portarsi una qualunque macchinetta per il caffè e relative munizioni e poi pasta e pomodoro… ( portarsi pure un bidet da casa in effetti sarebbe poi il massimo); non dimenticare una “ciabatta” dopo averla opportunamente modificata togliendo la spina e mettendo al suo posto due normali spinotti indipendenti; in questa maniera potremo allacciarci a qualunque presa a muro e poi collegare, alla “ciabatta” i vari PC, cellulari, rasoi ecc… ecc…

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Tornando al campo un’altra parte importante era il terreno circostante lasciato a disposizione degli arcieri per macchine, camper, roulotte e tende… immenso, gratuito anche se non direttamente con servizi e corrente… di fatto bastava attraversare la strada per entrare nel villaggio dove si trovava il necessario. In Francia poi il plein air è molto ben considerato e tutto attorno a noi si potevano trovare campeggi attrezzati a prezzi veramente bassi… il problema erano a quel punto gli spostamenti. All’interno del villaggio vi era un discreto spazio per gli espositori, fra cui ho ritrovato Rosini e Icio, sponsor pure loro, di questo evento. Come dicevo sopra grandi spazi a nostra disposizione, birra a prezzo politico ma soprattutto gentilezza e disponibilità totale da parte dello staff, fra parentesi, sempre numeroso e presente; chiaramente a volte la difficoltà linguistica era forte ma regolarmente quando io non capivo dove andare o cosa fare qualcuno si staccava dal suo incarico e mi accompagnava… non solo perché avevo vinto il Pulitzer 2013, lo facevano con tutti!

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Questo paradiso poco affollato me lo son goduto per due giorni poi sono arrivati i lanzichenecchi… miriadi di arcieri hanno invaso questi spazi già dalla domenica mattina, il practical preso d’assalto ha retto bene, solo la parte bevande e cibarie ha avuto un minimo di coda, solamente al primo impatto di arcieri affamati, già al secondo la linea Maginot era stata ben rinforzata. Particolare importante, quello che di solito porta aggregazione, è stato il prevedere durante tutta la giornata, dal primo all’ultimo giorno, uno spazio centrale di animazione, chiaramente a pieno regime dal primo pomeriggio all’arrivo dei primi arcieri del dopo gara, animazioni varie con musica e balli intervallate da comunicazioni di servizio multilingue utilissime. Previste poi, per gli accompagnatori disoccupati durante le gare e per gli arcieri in riposo, varie visite a prezzi decisamente bassi alle numerose particolarità che il territorio circostante offriva: storia, gastronomia e natura… di tutto di più!

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Per raggiungere i campi di gara era predisposto un servizio di pullman direi notevolmente efficiente e organizzato, quindi era sufficiente ricordarsi il colore del proprio percorso, presentarsi al villaggio in orario, non prendere un caffè, seguire gli annunci che segnalavano i colori in partenza, imbarcarsi sul mezzo col colore giusto e rilassarsi. Il dopo gara seguiva lo stesso copione, ci si raccoglieva al punto di arrivo e in pochi minuti cominciavano ad arrivare i mezzi per il ritorno. Il ritorno ci vedeva stanchi, assetati e muti, però al reparto bar già sapevano, solo al guardarti, che volevi una birra, non riuscivi a parlare ma loro ti capivano al volo e assieme alla birra sempre, prima e dopo, una frase di cortesia… non chiedetemi in quale lingua, dopo due giorni in questo clima se ci si lascia andare un po’ si parla e ci si capisce in un misto di inglese, francese e tedesco; arrivi a pensare e a rispondere in maniera talmente automatica in questo “gramelot” linguistico che a volte, all’arrivo di una frase italiana, devi fare mente locale per non rispondere in inglese.

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Ci sono stati fatti molti complimenti per le magliette, in molti hanno avuto proposte indecenti di scambio… a parte la friendly competition, a parte siamo tutti amici ed europei… le nostre super tecniche in cambio di uno straccetto misto nylon? In pratica noi italiani eravamo soppesati ed osservati ma mica per la bravura arcieristica o per la prestanza fisica ma solo per individuare meglio la taglia della nostra maglietta per poi proporci lo scambio alla premiazione! Vista la mia taglia ero stato puntato da un paio di tedeschi 2XX che però, per mia fortuna, alla premiazione non mi hanno visto. Probabilmente mi son salvato dallo “scambio” perchè la taglia della maglietta era sì la stessa solo che loro erano circa alti due metri… probabilmente con la folla presente ero molto al di sotto del loro campo visivo e mi son confuso nel sottobosco festante.

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Efficientissimo il servizio sanitario predisposto e messo subito alla prova il primo giorno; complici la pioggia, il fango e poca luce, qualche filo spinato non segnalato si sono avuti vari piccoli incidenti, io per esempio ho fatto un tentativo di decollo, mal riuscito per altro, inciampando in un filo spinato sollevato da chi mi precedeva; dopo il grido “ il’è tombé “ mi hanno pure coccolato per le sei piazzole rimanenti e pure portato al pullman in macchina; al mio amico Harald è andata un po’ peggio, l’ho beccato alle otto di sera in pizzeria con un bel gesso e due stampelle nuove nuove; lo spirito era ancora indomito e dichiarava che avrebbe gareggiato nonostante la frattura composta, temo che il dolore e il conto della pizzeria, probabilmente della catena Cartier gioielli, lo abbiano dissuaso e alla fine penso abbia usufruito dei giretti alternativi predisposti per gli accompagnatori. Un altro servizio gestito in un’ottica che non avevo mai visto è stato quello dell’arco di riserva: in pratica un deposito dove, in cambio di un numero adesivo messo sul tuo arco in uso e uno sull’arco di riserva, lasciavi il tuo muletto al sicuro e sorvegliato e se volevi cambiarlo potevi farlo avvertendo o per cellulare o personalmente un ranger con l’assicurazione che ti sarebbe stato recapitato in piazzola in massimo trenta minuti… in effetti è successo un paio di volte e la tempistica è stata nettamente inferiore.

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Potete immaginare la confusione in questo villaggio nel dopo gara, in effetti eravamo tutti rilassati, caciaroni al massimo, anche lo staff passata l’ansia della gara lo vedevi meno teso che al mattino… solo un arciere nel dopo gara aveva ancora una miriade di cose da fare… il povero Salvanti… avendo voluto la bicicletta forse non pensava che si sarebbe sommata a tutto il resto, almeno solo per il momento, immagino delegherà qualcosa. Presidente Fiarc nuovo di zecca, penso referente italiano IFAA da sempre, addetto alle pubbliche relazioni, amico e consigliere di praticamente tutti gli arcieri italiani e di almeno metà degli stranieri… non penso che abbia avuto molti momenti liberi, fra cene, riunioni, breefing, meeting, domande, dubbi… non ci ha fatto rimpiangere il perfetto Delfreo degli europei in Svizzera e Ungheria. Bilancio finale molto positivo con alcune idee da copiare nel prossimo appuntamento italiano, idee che, aggiunte al già alto standard da noi raggiunto nell’organizzare simili eventi, potrebbero fare la differenza.

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6 September, 2014

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