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UISP : dedicato a Bibì, Bibò e company…

Se non sono solo parole prevedo una continuazione dell’opera iniziata un anno fa…

 

LO SPORT DI CITTADINANZA CHIEDE PULIZIA

Trasparenza, pulizia e rendicontabilità: l’Uisp chiede da tempo nuovi criteri e un nuovo regolamento per l’assegnazione dei fondi per la promozione sportiva italiana. Lo chiede al Coni e al governo. Per il bene dello sport sociale e per rispetto nei confronti di un bene pubblico che tocca la salute, i diritti, l’educazione, il modo di stare insieme di milioni di cittadini, di ogni età. Sono passati quarant’anni dal riconoscimento dei primi Enti di promozione sportiva da parte del Coni. Oggi sono diventati quindici. Alcuni svolgono una insostituibile funzione pubblica, meritoria e conclamata, altri no. Se il diritto allo sport è diventato un obiettivo sociale da raggiungere con politiche pubbliche specifiche, è anche grazie alle battaglie condotte dall’Uisp e da altri a partire dagli anni ’60. Lo sport nelle periferie degradate e assediate dal cemento metropolitano, lo sport nelle carceri e negli ospedali psichiatrici, lo sport tra i migranti e tra le persone con disabilità: tutto questo fa parte della storia sociale del nostro Paese, conquiste di civiltà che hanno contribuito ad avvicinarlo all’Europa. Non solo, proprio in questi giorni, l’Ipsos e Save the Children ci ricordano che non dobbiamo abbassare la guardia: allarme rosso tra i minori, uno su quattro non fa nessuna attività (2% in più rispetto al 2012). Tradotto: più sedentarietà, più obesità, più solitudine. Ecco perché quella dello sport sociale diventa una sfida modernissima, da affrontare con strumenti nuovi: occorre cambiare subito registro. Va rilanciato il ruolo della promozione sportiva italiana su basi diverse, di maggiore trasparenza e rendicontabilità dell’effettiva attività svolta. L’Uisp chiede un cambiamento,
chiede criteri di pubblicità e di riscontro della consistenza e dei dati forniti da ogni singolo Ente di promozione sportiva. Come? In un periodo di crisi economica prolungata, come quello che stiamo vivendo, non c’è tempo da perdere, non ci sono risorse da sprecare. Il Coni e lo stato devono intervenire: questo significa rivedere l’attuale Regolamento degli Eps nella direzione di un maggior rigore per misurarne la consistenza. Vietando, ad esempio, l’affiliazione di associazioni di associazioni, ovvero di associazioni di secondo livello. Questa pratica serve ad aumentare artificialmente la consistenza organizzativa di alcuni Enti di promozione sportiva e crea consorzi organizzativi, non associativi.

L’associazionismo sportivo vero, centomila società sportive sul territorio nazionale, rappresenta al contrario una scuola di democrazia e di rappresentanza: una testa, un voto. Sport, partecipazione, valenza associativa: questa è la regola, senza scorciatoie. Occorre ripartire da qui, immaginare scenari futuri per sostenere il valore sociale dello sport, quello vero. A cominciare dalle società sportive del territorio e dalle migliaia di dirigenti volontariche questo mondo esprime: servono politiche pubbliche e incentivi fiscali. Le poche risorse a disposizione vanno utilizzate bene: questo è l’appello dell’Uisp, questo è ciò che abbiamo chiesto al ministro Delrio nel corso del recente incontro. Lo sport di cittadinanza come pilastro per rafforzare la coesione sociale, per rilanciare una nuova stagione dei diritti e per ricostruire un nuovo umanesimo, di cui tanto si parla. Che travalichi i confini delle differenze e, anzi, le esalti e le affermi come valore. Coraggio, allora, anche su questo terreno. C’è una parte sana del Paese che è lì, sui blocchi di partenza, attende solo lo start, è allenata da tempo, sa fare bene spogliatoio, allarga le maglie all’interno delle reti sociali, in Libera, nel terzo settore e nelle Fondazioni, nei network internazionali e che non vuole giocare più di rimessa. Per questo servono pulizia, etica e trasparenza senza ambiguità.

di Vincenzo Manco
Presidente nazionale Uisp

 

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27 January, 2014

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