Diario di Viaggio

Ungheria… survival story 6

Sopron

Terza gara

 

Vado bene o male a letto pure io, non sto benissimo, forse sto subendo l’effetto ritardato dello “yogurth”  o semplicemente l’effetto di 4/5 grappe diverse… per precauzione mi fermo una mezz’oretta in bagno, lì anche perché seduto, la testa girava molto meno; visto che non succedeva nulla gattono fino a nanna. Mi ricordo di avere fatto brutti sogni riguardanti il mio ginocchio che al mattino si presentava meno gonfio, ma più dolorante del solito. Mal di testa, occhio gonfio, alito suppongo in linea col resto, ginocchio dolorante… invece che per una gara IFAA sembravo pronto per Lourdes “Il viaggio” ultima speranza; col culo poi che ho rischiavo di trovare chiuso pure il Santuario e ,per dei lavori in corso, avrei trovato pure interrotta l’erogazione dell’acqua santa. Provo una vulgaris doccia fredda, aspirina e caffè, esattamente come nei romanzi di spionaggio; qui l’eroe ciancicato da botte, pallottole e cadute da venti metri con questo trattamento va avanti, bello e tosto, per pagine e pagine… non credeteci… tutte fregnacce, non si diventa per nulla belli e tosti anzi si rischia l’ulcera! Solo dopo avere restituito in bagno caffè e aspirina ho osato scendere a colazione, qui il latte caldo e il resto della torta, in un’ora avrebbero fatto il miracolo… ginocchio a parte! Stamani terza gar, forse la più dura, mi appioppano come compagni di piazzuola solo tre ungheresi: due ragazzotti poco più che ventenni, biondi e magri da far paura e un omone di quasi due metri per 160 chili; un enorme cinquantenne con cappello da cow-boy, se dicente grande doctor, grande era grande, quanto al doctor vengo a sapere dai ragazzi che è doctor di animali ed è un po’ eccentrico. In pratica un veterinario pazzo! Il dialogo non era un granché anche perché solo lo Yeti veterinario sapeva un minimo di verbi in inglese; essendo poi boss del paese, eccentrico, laureato e caposquadra i due ragazzi non osavano nemmeno pensare senza un suo sguardo d’assenso. Al primo tiro veramente lungo e con in mezzo un dirupo, sto per andare zoppicando al recupero che mi blocca e mi dice: ” Nos … tu, io, me qui seduti; andare loro giovani a prendere frecce e fare scores, Tu e me troppo vecchi, stanchi e fats (grassi) per tanta fatica.” A questo punto ribatto : ” Vecchi e stanchi sì… ma io no grasso, tu grasso, se io alto come te… io magro, magro!!! Io sono solo basso, not hight, tè capì testun? ” Ci mette tre secondi serio e poi scoppia a ridere e traduce, bontà sua, per i due schiavi. Una buona parola per questi due ragazzi: oltre a correre su e giù per i dirupi come stambecchi, spesso si offrivano per aiutarci a portare zaini e archi, nei momenti liberi cercavano religiosamente castagne, che in questa zona, oltre a essere piccole come fagioli, sono pure abbastanza rare. Una volta trovata la castagna veniva velocemente riposta nel tascapane con grandi sorrisi; mi son fatto l’idea che qui o le castagne sono come da noi i tartufi bianchi oppure che i due ragazzi non navigassero nell’oro;  i loro archi in effetti non erano il massimo e neppure l’abbigliamento. A fine gara ho fatto molta fatica ad offrire loro una birra, in pratica l’ho imposta mettendogliela davanti, probabilmente la rifiutavano perché forse diventava per loro difficile ricambiare. L’ultimo giorno messe da parte tutte le mie riserve ho fatto un pacchetto: cocche, penne, punte, dodici aste vecchie come me; poi l’ho consegnato ad uno dei due dicendo che era materiale vecchio che era per me inservibile. Centro perfetto, felicissimi non sapevano cosa dire, tanto più che difficilmente l’avrei capito, praticamente per loro era arrivata una insperata Befana. Dopo un’ora mi ritorna uno dei due con una torta di castagne fatta dalla sua mamma (era mooolto commestibile), un equo scambio culturale! Tornando alla gara finirò con il mio punteggio più alto in questi europei, quasi 400 punti, che per una terza gara, per uno che non era mai andato in bicicletta non erano poi pochissimi; all’arrivo becco Lillo e gli chiedo quanto ha fatto, mi risponde poco più di trecento punti, prendendolo in giro gli dico di averlo battuto, esterrefatto mi dice: “Ma tu hai il CO!!!” ribatto “… e allora? “Mica ho i mirini, un arco è un arco e se domani tu gareggi col mio, io col tuo e sommiamo i punti con quelli di oggi, scommetti che rivinco io?”.  Probabilmente è la stanchezza, più che la logica del mio ragionamento a lasciarlo interdetto, sembra quasi convinto del mio ragionamento, dopo alcuni secondi però, mi appoggia una mano sulla spalla e poi spingendomi via signorilmente esclama: ” … ma và a cacare! “. Per un attimo mi aveva preso veramente sul serio. Dopo l’estemporanea presa per il sedere a Lillo, ormai è diventata una tradizione, vado alla macchina per cambiarmi e mettermi più comodo: chiaramente pantalone corto, ciabattone e maglietta pulita. Al ritorno mi blocca lo Yeti e con un solo movimento mi prende di peso e mette seduto su un tavolo, mi esamina il ginocchio e mi fa :” Molto dolore, molto alto… vero ? Io possa aiutare te, zemplicizzima cosa, aine moment e tutto fatto!” Sparisce e ritorna con un cannuccia per succo di frutta, apre il suo coltellino (col quale si era pure pulito le unghie in gara) e mi chiede l’accendino!!!!!!!! Capisco al volo quello che vuole fare e in tre secondi, meglio di un miracolato corro, sono in macchina, accendo il motore e parto o meglio, fuggo , sgommando e mi fermo, due curve dopo, col fiatone e sudato;  non so che telefilm facciano vedere in Ungheria, una serie tipo ER dei poveri suppongo, questo matto mi voleva drenare l’acqua al ginocchio come se fossi una mucca al pascolo!! In tutti i casi il ginocchio era a zero, vado in albergo e lo tengo per un bel po’ sotto l’acqua corrente fredda, deve riprendersi in fretta perché questa sera si mangia fuori … finalmente!

 

to be continued

 

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16 August, 2012

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