Diario di Viaggio

Ungheria… survival story 8

Sopron

Quarta gara

 

Rientrati dalla cena, onestamente non del tutto soddisfatti, non essendo particolarmente euforici, ci dirigemmo in mesto silenzio alle camere. Per combattere la crisi, più tardi, darò fondo alle riserve di merendine nascoste nell’armadio, poi, soddisfatto, con le endorfine a mille accendo la tv e dopo un secondo o giù di lì… dormo.   Ho avuto una brutta nottata, non mi ricordo esattamente i sogni, ma alla fine convergevano tutti sulla mia gamba, una volta restavo incastrato sotto una trave, un’altra volta cadevo e battevo il ginocchio, tutta notte così fino al risveglio. Mi sveglio, mi siedo sul letto, parto e vado giù come una pera matura sulla mouquette, riprovo ma non riesco, ho un ginocchio che sembra un melone di tre chili, simile pure nel colore, totalmente indifferente agli ordini cerebrali, per un attimo penso al veterinario-yeti… poi… nnnaaahhh !! Stringendo i denti riesco piano piano ad alzarmi, per camminare mi ci vorrà quasi un’ora, ormai è tardi per la gara, decido quindi di andare all’ospedale; fra una cosa e l’altra, visto che ero veloce come un bradipo focomelico, entrerò in radiologia verso le dieci in cerca di qualche collega che sapesse un minimo d’inglese; trovata la vittima mi faccio raccomandare e accompagnare dall’ortopedico in servizio, sembrava di essere in un film anni ’50; sia l’ambiente che le attrezzature non avrebbero sfigurato in un film di Totò e Fabrizi. La scritta all’ingresso era del tipo AORTHOPEDIA , un simil latino che non prometteva certo tecniche all’avanguardia; ormai ero lì e scappare, anche se la voglia era tanta, non era più possibile. Il doctor decide di farmi un piacere personale, manda via tutti e prende da un autoclave, probabile dono di Menghele all’ospedale nel ’43, un contenitore con aghi a bottone e normali lunghi almeno15 cm  e qui comincio a sudare copiosamente; poi prende un siringone in vetro da 200 cc con stantuffo in acciaio, assembla il tutto e mi sorride, secondo lui in modo rassicurante, si avvicina parlottando e mi dice : ” Tu nulla male, solo dolorino piccolo, se però male male urla pure.” Un bell’approccio al malato, dovrò ricordarmelo quando tornerò in servizio;  ho già perso almeno sei litri in sudore che lui mi fa : ” Kalto eh? Tu moltizzimo caldo fero? ” Rispondo: ” No, no kalto, solo fifa, tantizzima fifa!! ” Lui disinfetta ridacchiando sinistramente e pianta l’ago, nessun dolore, comincio a rilassarmi, mi toglie, alla fine , tre siringhe di liquido, poi comincia a tastare e stringere fino a riempirne un’altra mezza, questa manovra mi toglierà buona parte del relax faticosamente raggiunto, poi leva la siringa lasciando l’agone (non il famoso pesce di lago, ma leggi ago grande) in sede, vi sparerà dentro 10 cc di roba bianca (non quella che speravo io ),  diluita in fisiologica dicendo: “Kuezta very kudd, pazza tutto e dolore via, kaputt “.  Forse forse alla fine era qualcosa di simile a quello che speravo io. In effetti, a parte il dolore bruciante appena iniettata, subito dopo si sentiva l’effetto: ” Dolore kaputt. ” . Mezz’oretta dopo sembravo Varenne al piccolo trotto, quindi vado in tabaccheria e prendo due stecche di Marlboro rosse e torno dal doctor e dal collega facendone omaggio. Commossi da tanta generosità mi danno i loro numeri di telefono personali, non si sa mai, mi dicono! Mi tocco, elegantemente, un po’ più su del ginocchio e li saluto. Adesso sono in macchina ed è quasi mezzogiorno, decido finalmente di curare pure lei  prima che smetta di funzionare. La dirigo verso la periferia, in cerca di un’officina opel, colpo di culo pazzesco, solo due km fuori dal centro storico, una selva di bandiere gialle con lo stemma opel!! Entro trionfante in una officina enorme e completamente deserta, solo una macchina presente e pure in moto, umani però nessuno; scendo e aspetto: due sigarette dopo arriva la copia del doctor-yeti in tuta da meccanico,  guarda la macchina, mi chiede qualcosa, mi lascia parlare dieci minuti poi mi dice : ” Opel problema: chevrolet!”  indicandomi un capannone a 100 metri con su scritto chevrolet. Non sto ad indagare sulla logica visto che indossava una tuta sponsorizzata opel, mi adeguo e vado, non era solo officina ma pure autosalone. Ho quindi primo approccio al bancone reception con magrissima supergnocca ungherese: fallito miseramente! Mi chiama un collega uomo, questo all’apparenza tonto, capisce il mio misto inglese-francese-tedesco e mi indica una poltrona, dopo 10 minuti arriva un ragazzo in tuta per provare la macchina, partiamo e con lui alla guida e quella stronza era perfetta; siamo andati verso il Balaton per venti km, scattante ai semafori, ottima in ripresa, nessun minimo strappetto;  l’ho odiata !!  Al ritorno guido io, ancora perfetta, mai stata così, neanche il primo giorno, nemmeno con l’additivo nel gasolio!!  Stronza come solo una macchina stronza può essere. Riporto il ragazzo in officina e chiedo al finto tonto, che dentro di se mi stava dando dell’imbecille, visto che era la miglior Opel che si fosse mai vista in Ungheria, ” How much?” Mi dice nulla, grazie! A questa risposta prendo 5 euro e vado in officina dal ragazzo gli dico “Per il caffè e grazie. ” al che tutta l’officina mi fa la ola e mi saluta ringraziando. Robina da domenica delle Palme, potere del cambio favorevole (penso di avergli dato due gg di paga per mezz’ora di pausa!). Torno alla macchina e riparto, dopo due chilometri ricomincia a strappare, dopo un rosario degno di un pastore ateo di Altopascio, le suggerisco di fare la brava altrimenti l’avrei riportata in Italia a calci nel sedere o regalata ad uno zingaro locale. Strapperà per tutto il viaggio di ritorno e ancora per due giorni, poi prima di andare alla opel, di nuovo perfetta! Stronza nell’intimo.

to be continued

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16 August, 2012

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Davide Grossi

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