Diario di Viaggio

Ungheria… survival story 9

Sopron

The end

 

Rinuncio a capire la macchina e la dirigo verso i campi di gara prima di tutto per mangiare la solita cotoletta della casa e poi per vedere il rientro dei colleghi. Ho appena finito di mangiare che mi becca lo Yeti, prima mi fa le feste, poi mi chiede perché non fossi in gara, ero infatti capitato nel sorteggio dei brocchi quindi di nuovo in piazzola con lui, poi vede la medicazione, serio mi mette di peso su un tavolo a sedere, solleva il cerotto, guarda, mi tasta come fosse la zampa di un cavallo e mugugna: “ Io fare meglio.” Poi offesissimo se ne va, lasciandomi come un cretino lì seduto sul tavolo col cerotto aperto. Passano gli altri due ragazzi, vedono il cerotto, mi sorridono capendo e vedendo il loro capo serissimo, mi sibilano girandogli le spalle : ” Tu fatto ok molto ok!”. Intanto cominciano ad arrivare gli italiani, Delfreo li accoglie uno per uno, come solo una chioccia affettuosa sa fare, li fa raccogliere sotto un bungalow e arrivati tutti comincia un discorso riguardante la classifica a squadre; mentre parla fa la mossa di appoggiarsi di peso ad una specie di ringhiera che ha dietro, lo acchiappo al volo, la ringhiera in realtà era un cancellino aperto su un salto di due metri e sotto vi erano numerosi resti di una rete di recinzione con relativi ferri per sostenerla; in pratica mi deve, se non la vita, parecchi buchi quà e là in meno. Questo per le malelingue che mi hanno chiesto: ma tu che ci vai a fare ai mondiali ? A salvare la vita alla gente!! Per fortuna che Delfreo non è cinese, ed è bastato un grazie tante, bravo ragazzo in verità , ma accollarmelo per tutta la vita, lui e famiglia non mi sembrava il caso. Era l’ultimo giorno di gare e alla sera ci sarebbero state le premiazioni, quindi vado verso l’hotel a mettermi in ghigheri per la seratina che si preannunciava carina… Vazul, Gollum ed io arriveremo a cose fatte; eravamo , non certo per merito mio, primi a squadre  e in più avevamo portato via parecchi posti nei vari podi; siamo arrivati, grazie a loro, talmente tardi che ci eravamo persi, spettacolo, discorsi, rinfresco e premiazioni… in pratica siamo arrivati al momento dove i festeggiamenti da personali diventano generali. Di solito è questo il momento più bello, primi , secondi , terzi e ultimi tutti uniti a fare foto, battute e a cantare. I toscani sono partiti con l’inno del corpo sciolto di Benigni  e facendo una specie di trenino lo cantavano con tale trasporto girando per il salone da coinvolgerci tutti; alla fine dei tedeschi e degli ungheresi, visto il nostro trasporto, si sono alzati con la mano sul cuore, credevano fosse il nostro inno nazionale. Finito Benigni  hanno attaccato col loro inno, difficile stare seri! I pochi rimasti sobri o quasi, decidevano di mettere nero su bianco l’apprezzamento per il lavoro svolto da Delfreo, instancabile e onnipresente, primo ad arrivare e ultimo ad andare via dai campi di gara; con encomiabile spirito di bandiera si era messo a nostra completa disposizione per tutti i problemi e sono stati tantissimi, che questa trasferta aveva comportato. Bene o male si prepara una bozza dello scritto da dedicargli, il difficile è stato trovare l’amanuense sobrio, per riportare tutto in bella;  alla fine, come a scuola del resto, il compito risulterà passabilmente fatto con Delfreo che non aveva intuito nulla. La consegna fatta con leggerezza e poi la lettura a voce alta vedevano un Delfreo sempre più commosso, alla fine senza voce, tenterà un ringraziamento che non gli riuscirà; solo dopo un’oretta  ha ripreso la voce. Intanto si era fatto tardino, il giorno dopo più o meno tutti sarebbero partiti entro le nove del mattino  e molti infatti erano già andati, restavano gli irriducibili toscani sostenitori di Ghersich (spero si scriva così) e di Lillo; lui in particolare, un po’ cotto dai numerosi brindisi, con gli occhietti alla zuava, mi confermava la sua grossa amicizia e mentre saggiava il mio bicipite destro mormorava a Salvanti: ” Amico… per forza… se mi dà una pacca mi uccide, grande amico! “.  Poi c’era un Delfeo con la lettera in mano che girellava senza meta fra i tavoli ancora commosso e i romani che finalmente avevano trovato qualcosa di commestibile e ci stavano dando sotto di brutto.
A questo punto decidiamo il rientro in hotel e visto che da qui in poi sarebbe solo una descrizione malinconica ve la risparmio. Solo un piccolo appunto: il giorno dopo e tanti chilometri dopo, al primo ristorante Fini in Italia in autostrada, dove mangerò tre porzioni  di tortellini, non in brodo, perché dalla commozione di averli davanti nel piatto, piangendoci sopra sarei ancora là a finirli… chi ti incontro? Tutti i toscani!!! Io appena finito il tortellino, in estasi mistica da pasto soddisfacente e loro che, ancora facendo il trenino, cantavano il Benigni in mezzo a dei turisti esterrefatti e alle macchine in sosta!

The end

 

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16 August, 2012

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Davide Grossi

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