Diario di Viaggio, IMO

Ungheria… survival story 1

Sopron 

Dedicato a Roberto Guidi che non c’è più, all’epoca mi scrisse una mail da morire dal ridere essendosi riconosciuto proprio in questa parte, sapevo di poter contare sul suo senso umoristico. Grazie anche al suo punteggio andammo a podio con la classifica a squadre.

1 Roberto Guidi 626 VMBH(R) Italy 228 282 364 217 1091

2 Szakács Attila 201 VMBH(R) Hungary 196 160 398 222 976

3 Hütter Attila 247 VMBH(R) Hungary 182 178 344 206 910

Gli Attila che leggete sotto non erano quelli in piazzola con noi, l’Ungheria sembrerebbe piena di “Attila”…

 

Prima gara

Premetto che era la mia prima volta, nel senso di gare all’estero e nel senso dell’arco, mai usato seriamente un compound. Mi presento dunque a questo evento, timido e molto attento a non combinare casini internazionali; non avevo una grossa esperienza di gare: tre su quattro agli europei di Bagno di Romagna e un’asfittico Campionato Italiano; non avendo nessuno a farmi da guida sfoggiavo quindi una soglia d’attenzione da triller … ma partiamo dall’inizio.  Arrivo, dopo un lungo viaggio, a Sopron e scopro subito che il posto delle gare è un posto da ricconi, super pubblicizzato e super indicato, come del resto erano pubblicizzate cliniche estetiche per rifacimenti vari low cost, denti, tette, culi, occhi e capelli… non avendo però problemi di tette (stanno su benissimo !!), il resto è ok, ignoro questi cartelloni e mi concentro sulle numerosissime frecce indicanti il centro sportivo e arrivo in un attimo a questa specie di supermaneggio per zingari benestanti e snob. Parcheggio e comincio a cercare sia di capire cosa fare, sia dei colleghi italiani; finalmente trovo Delfreo Bianchi, allora per me un perfetto sconosciuto, che mi da tutte le dritte per accreditamento e controllo materiali; cominciamo bene: due file eterne di arcieri smaronati e sudati, alla fine di queste due file c’era, seduto tipo Brando nel Padrino, un ungherese che tutti definimmo da quel momento lo zingaro; per intendersi era quello grosso e pelato che sovrintendeva tutta la parte organizzativa che faceva girare soldi; aveva organizzato per “noi” un soggiorno all’hotel Siesta, che di base chiedeva per la mezza pensione 19 euro, facendocene pagare 43, un piccolo surplus di 24 euro! Pretendeva poi un pagamento sull’unghia, chiaramente la sua,  in contanti; spero che il surplus se lo goda tutto in supposte magari al peperoncino! All’hotel Siesta, non certo un tre stelle, probabilmente un tre topi, trovammo camere non pulitissime e cene alla Dario Argento che per 19 euro poteva pure starci ma a fronte dei 43 pagati ti giravano le balle come le eliche di un motoscafo. Passiamo alle gare che è meglio: prima gara, piazzola comoda, tre ungheresi, tutti tirati in divisa rossa e bianca super sponsorizzata; un romano mooolto più casual e con un ricurvo olimpico “strano”, definirlo pittoresco mi sembrerebbe riduttivo. Poi arrivo io: pantaloncino corto, immancabili tubolari bianchi lunghi, maglietta verde stinto da numerosi lavaggi, pettorale sulla chiappa destra, borracciona da due litri a tracolla, tascapane modello Caporetto gonfio di merendine italiane e compound nudo, appena tolto dal cellophane, precariamente in mano. Non sono ancora iniziati i tiri che il romano, visto che nessuno si filava il “suo” inglese, mi attacca una pezza sulla relatività dell’esistenza umana; qui alcuni avranno già capito di chi sto parlando vero? Cerco in tutte le maniere di fargli capire che non è né il posto né il momento adatto sia per chiacchierare a voce alta, sia per fare della filosofia; nulla, come un testimone di Geova alle quattordici di sabato pomeriggio a cui hai stupidamente aperto la porta, non mi molla. Tocca a me tirare e lui sempre attaccato dietro, solo sul picchetto intervengono gli ungheresi e me lo scollano di dosso; avranno pensato mi dicesse le distanze in un orecchio o ad un inizio fidanzamento; solo grazie al loro deciso e serio intervento ho potuto tirare; al perentorio: “ Tu sta là!! Zitto!! “ di Attila, questo il nome del più tosto degli ungheresi, ottenni la possibilità di tirare più rilassato. Nel seguito della gara poi individuai un paio di rifugi sicuri: il picchetto di tiro o subito dietro ad Attila che non gradiva troppo queste confidenze fra uomini. Dopo varie piazzole con dei punteggi disastrosi Attila mi fa: “Tu tira troppo long bow, tu tirare su alto perché no fermo, tu tira così, poi fermo fermo!” Tiro come dice lui due frecce: uno spot e un super, mi guarda e fa: ” Cozì fa bene, fa bene… ma tu impara troppo fretta.” … non mi dirà più nulla, di tecnica, per tutta la gara. A quel punto, visto il disappunto di Attila verso di me, torna alla carica il romano: “Ma non zo, questi tiri lontani mi mettono un’anzia, una agitazione che tremo tutto, non zo proprio come fare con tutta quezta agitazione!” e ci prendeva pure di brutto col suo arco naif! Ad ogni tiro spesso uno spot, un gran sospiro; solo sagoma? Un gridolino di disappunto. Freccia fuori? Questa ve la risparmio! Bene o male però arrivo alla fine del percorso, illibato, stanco, sudato e sporco; con un ginocchio vistosamente gonfio e un punteggio da briscola; a parte tutto però integro, certo gratificato da tante attenzioni, ma irremovibile! Al practical nel rientrare vedo il Fantozzi parlottare col Bianchi, probabilmente è arrivato tardi e non ha gareggiato penso: vista la tenuta immacolata, pantalone bianco e maglietta chiara appena stirate. Scoprirò invece che ha gareggiato, probabilmente sarà vestito come le visiere dei caschi da formula uno e si cambierà dieci volte a strappo in ogni gara; lui come parte arriva; prima o poi una manata di fango alla partenza devo tirargliela; così per vedere cosa succede, giusto la curiosità di vedere se il fango evita di toccarlo o se è vero che si cambia a strappo. Non posso fare esperimenti ora, devo correre, ho pochissimo tempo e devo fare un mare di cose: mangiare, andare a fare una doccia, correre in Austria a fare un bancomat per pagare lo zingaro che probabilmente ha già inviato due picciotti esattori verso casa mia in Italia; poi devo cercare un’officina Opel visto che la macchina strappa vistosamente e tornare in albergo per la cena ad un orario decente.

 

to be continued…

 

 

 

 

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5 August, 2012

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